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Servizio prima dello status: una leadership al servizio della missione, non dell’ego

Con il procedere di questa serie e mentre abbiamo iniziato a esplorare insieme i valori della leadership etica – finora congruenzaresponsabilità coraggiosa e umiltà trasformativa – una cosa è diventata sempre più chiara attraverso i vostri commenti e le riflessioni sui post e gli articoli precedenti: la leadership si unisce all’etica quando smette di essere centrata sul leader (o sul «non-leader»; sì, anch’io invento parole). La conversazione ha indicato con coerenza l’intenzione, l’integrità e l’impegno verso qualcosa di più grande di noi stessi.


Questo ci porta al valore successivo nella nostra esplorazione della leadership etica: servizio prima dello status.


Ho sempre creduto che la vera misura di un leader non sia quanto spazio occupa (e alcuni ne occupano molto; a volte tendo a farlo anch’io), ma quanto spazio crea perché gli altri possano crescere, imparare e assumersi responsabilità. La leadership non è alimentata dal prestigio o dal riconoscimento, ma dalla finalità e dall’intenzione.


Quando i leader si concentrano sullo status, tutto diventa fragile. Le persone iniziano a proteggere la propria immagine invece dell’organizzazione, che finisce per riguardare più loro che la sua missione. Le decisioni vengono prese per garantire una posizione anziché far avanzare la finalità. I team diventano prudenti invece che coraggiosi. E l’organizzazione comincia a ruotare attorno alla gerarchia anziché al contributo.


Ma quando i leader scelgono il servizio invece dello status, quando elevano il «Perché» – come direbbe Simon Sinek – sopra il «Chi», qualcosa cambia. Il lavoro e la cultura vengono guidati dal Perché invece che dall’agenda individuale. Le persone iniziano a fidarsi dell’intenzione che sta dietro alle decisioni, anche quando non sono d’accordo, e intraprendono volontariamente il percorso proposto. È, in sostanza, la differenza tra fare una crociera ed essere incatenati ai remi di una galea romana. L’una crea legittimità. L’altra si limita a pretenderla.


Questo valore invita anche a una domanda personale, che continuo a pormi:

Voglio essere il leader che brilla (e sì, sono un rosso-rosso), oppure il leader che aiuta gli altri a crescere e svilupparsi oltre i propri ruoli e titoli?


La risposta a questa domanda plasma tutto: il nostro comportamento, le nostre decisioni, le nostre alleanze, la nostra cultura. È anche una sfida personale: uscire dalla propria zona di comfort, orientare più che dirigere, influenzare più che ordinare, insegnare più che mostrare.


Servizio prima dello status non significa sacrificare se stessi. Significa scegliere il contributo invece dell’ego, la cura responsabile invece del privilegio e la missione invece della vanità. Ed è profondamente un’esperienza di apprendimento.


La leadership crea fiducia quando usiamo la nostra posizione per elevare gli altri, non noi stessi. Diventa significativa quando misuriamo il nostro successo attraverso la crescita, la sicurezza e la forza delle persone che serviamo.


Mi piacerebbe conoscere le vostre riflessioni:

Avete lavorato con un leader la cui influenza nasceva più dal servizio che dall’autorità?

Che cosa ha cambiato per le persone che gli stavano intorno?

 
 
 

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